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Testo di Gualtiero Spotti

Foto di Stefano Borghesi

Se il ristorante Hiša Franko e la sua cuoca Ana Roš rimangono la punta di diamante della ristorazione slovena in chiave fine dining, per assaporare il territorio in versione più rustica, da osteria, bisogna spostarsi di qualche chilometro, sempre in Slovenia, ma in direzione del Carso, nella zona d’elezione di molti dei produttori vinicoli di maggior pregio, da Edi Simčič a Movia. E, ovviamente, Aleks Klinec, che nel piccolo borgo di Medana, arroccato su una collina che guarda verso l’Italia, imbottiglia una serie di vini strepitosi, rigorosamente biodinamici e con lo spirito dell’integralista che non scende mai a compromessi.

L’uva è raccolta a mano e fermenta in vasche di cemento, per poi passare diversi anni in botti di gelso, di acacia o di rovere, come accade per il prezioso Ortodox, un blend di Ribolla, Verduzzo, Friulano e Malvasia che rappresenta uno dei migliori esempi di orange wine in circolazione. Ricco, complesso e con persistenti note di prugna e noci che giungono al naso in maniera netta solo qualche minuto dopo aver stappato la bottiglia. Ma la sorpresa della famiglia Klinec, detto che i vini non si discutono per chi ama il genere, è l’osteria di famiglia, con Aleks che si muove agile in cucina (e spesso al fuoco di un camino sempre acceso sul quale transitano carni deliziose, come nel caso del capretto) e la compagna Simona invece a preoccuparsi di accogliere i clienti nelle due piccole sale.

Gnocchi con il coniglio

Il menu qui racconta bene il territorio di confine e offre una manciata di piatti solidi e a tutto gusto, con prodotti che arrivano in gran parte dall’orto e dall’aia di casa. Con il Tacchino accompagnato da insalata e crauti, la Lingua di manzo con barbabietola, gli Gnocchi con coniglio, la Pasta di grano saraceno con castagne e broccoli, e la serie di affettati misti dove spiccano i prosciutti che giungono anche questi direttamente dalla cantina. In un ambiente piacevolmente arredato in stile rustico, ma con un certo brio, dove il gusto e il piacere di stare a tavola hanno quasi sempre il sopravvento e dove è piacevole trascorrere del tempo anche solo per sentirsi trasportati in un mondo caldo e confortevole. Al punto che non è difficile incontrare avventori che si fermano al banco del bar solo per bere un bicchiere di vino della casa.

Il menu viene presentato sempre a voce oppure su una grande lavagna mobile, come avviene ancora oggi in certi bistrò d’oltralpe o nelle trattorie che vogliono mantenere vive le loro lontane origini contadine. E in fin dei conti sono proprio quelle di una famiglia che realizza davvero il cosiddetto“chilometro zero” con grande passione, come certificato ampiamente dall’osservazione dell’orto, degli animali da cortile e dei vigneti che vengono abbracciati in un unico colpo d’occhio direttamente dalla terrazza esterna dalla quale ci si perde nella contemplazione delle dolci colline del Carso. Un esempio virtuoso e vincente di turismo del territorio che vive anche del prezioso passaparola di chi si è già seduto a questi tavoli.

Osteria Klinec

Medana 20 – Dobrovo V Brdih

Slovenia

Tel: +386 5 39 59 409

www.klinec.si

Testo e foto di Amelia De Francesco

Domenica 12 marzo, temperatura da villeggiatura estiva, lungomare splendido sotto un sole che preannuncia primavera. Portorose è solo poco oltre il confine fra Italia e Slovenia, in una terra che ogni volta che la tocco mi affascina e mi suggerisce, con discrezione, bisbigliando all’orecchio, di ritrovarla: boscosa o marina (per quel breve tratto di costa), resta pur sempre un’elegante signora. Portorose, dunque, ore 15,00 in punto.

All’Hotel Slovenija iniziano i lavori del Festival Malvazija, un appuntamento dedicato alla Malvasia Istriana con degustazioni guidate e, soprattutto, due interi pomeriggi per la degustazione dei vini di produttori sloveni e croati. La Malvasia Istriana, vitigno secco e asciutto, fresco e sapido in bocca, da noi in Italia è conosciuto per i tanti vini friulani (di Collio, Carso, Isonzo), ma trova in Istria slovena e croata un’espressione del tutto peculiare.

Iniziamo gli assaggi, zona per zona, partendo da Cittanova con il Ghira 2015 di Mihelic. Sapidissimo, da vigne cresciute su di una terra rossa assai prossima al mare, è risultato di una defogliazione anticipata e di una breve macerazione sulle bucce. Un vino pronto da bere, non pensato per l’invecchiamento, ma chissà… il primo imbottigliamento, infatti, è del 2011, in 5mila bottiglie soltanto. Forse l’assaggio più interessante della giornata.

Proseguiamo con il Tomaz 2016, più aromatico e gentile al naso, meno sale e le caratteristiche donate da un territorio più interno, oltre alla gradevole semplicità e immediatezza dovute probabilmente al breve periodo in bottiglia.

E poi Vina Prelac 2015, macerato due settimane, un’azienda che si trova nella cittadina di Momiano, Istria croata, e che, da brochure, vanta anche una trattoria e locanda con camere. Un buon motivo per visitarla, magari?

Un salto nel Carso con Sanabor Malvazia, 2015, calcare bianco nel bicchiere, un vino minerale e gessoso, che dopo 4 giorni sulle bucce riposa poi un intero anno in botte.

E ancora Montis Laura 2016, macerata una decina di giorni, un gran corpo, rotonda e precisa, in bocca cioccolato bianco e mandorla. Un’azienda biologica, con boschi e oliveti a Montinjan. Una sorsata di Mediterraneo.

È la volta di Capodistria e concludiamo le nostre degustazioni con Markezic Malvazia 2015, una malvasia matura, austera e burrosa zona e con un ultimo sorso di Istria slovena, Vinales 2011, macerata oltre tre anni in legno, che non si fa dimenticare e in bocca pare uno Sherry con i suoi 17 gradi.

Ore 18,00. Fuori, lo stesso sole, soltanto più tiepido. L’impressione forte che eventi di questo tipo sul vino siano una ricchezza e vadano promossi e sostenuti. E ripartiamo, soddisfatti, verso il confine, che stavolta per noi è casa.