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Viaggio alla scoperta di una leggenda dello Champagne 

Testo e foto di Lorenzo Sandano – Foto di copertina di Denis Chapoullie

Universo Krug: tempo & meticolosità, per raggiungere la perfezione

Per giungere a sorseggiare questo nettare, l’itinere scorre lungo anni di lavorazione. Partendo dall’area delle botti dove fermentano i vini dei diversi villages: da cui vengono selezionate, coltivate in proprio e acquistate le uve e i mosti. Per la Grande Cuvée, parliamo di un assemblaggio di vini di oltre dieci annate differenti. Un codice numerico marca ogni botte, riportando il comune di provenienza. In questi spazi, ogni anno, fermentano in legno oltre 200 vini differenti, che si chiarificano placidamente, senza interventi meccanici. Ogni nuova edizione di Grande Cuvée – contrassegnata da un numero che identifica la creazione corrente – incarna una personalità individuale derivata dalla visione originale del “Krug Pensiero”. Scendendo nelle caves, ci si perde in un alveare di bottiglie che riposano per minimo 6 anni dopo l’assemblaggio (Grande Cuvée). Per i millesimati invece (Krug Vintage), le bottiglie possono sostare fino a 10 anni. Il lasso di tempo, in quest’ultimi, aumenta per l’assenza dei vin de reserve: complici nell’equilibrare e bilanciare l’acidità. Questo lasso temporale, tempra e modella il corpo dello Champagne, definendone ampiezza, freschezza e intensità. Il tempo è una variabile che non può essere compromessa ai fini qualitativi. Navigando nel cuore delle cantine, si resta a bocca aperta ammirando le note di degustazione appuntate su ogni contenitore di vin de reserve. Un patrimonio immenso, a dir poco incomparabile.

Olivier Krug e Silvia Rossetto, Brand Manager Krug

Figli (Il)Legittimi: Krug Rosé – Clos du Mesnil – Clos d’Ambonnay

L’eredità ideologica non siede nostalgica, ma muta e si ramifica in nuove espressioni: come le creazioni consolidate dai fratelli Henri e Rémi Krug (quinta generazione). Krug Rosé – inizialmente non voluto dal padre Paul – venne brevettato di nascosto nel 1976, con l’intento di esaltare il Pinot Nero in nuova veste. Si narra che dopo una degustazione alla cieca nell’83, lo Champagne venne approvato quando proprio Paul Krug esclamò assaggiandolo: “Abbiamo un problema. Qualcuno sta copiando i nostri vini”. Altrettanto rappresentative le entità di Clos du Mesnil & Clos d’Ambonnay. Entrambi figli dell’idea di valorizzare al massimo un singolo terreno, un’unica varietà d’uva e una specifica annata. Il primo nasce dalla scoperta nel 1971 di un piccolo vigneto di uve Chardonnay presso Mesnil-sur-Oger, custodito da un muro di cinta (da cui deriva il nome clos). Il secondo riporta il medesimo approccio su uve Pinot Noir, scovate in un minuscolo giardino murato nel borgo di Ambonnay, nel 1991.

Music Pairing – Un’orchestra di bolle & terroir

Una parete di luci colorate, riproduce simbolicamente i 400 vini del Caveau Krug. Siamo nella sala della “degustazione musicale”: mai statica, la Maison sta infatti sperimentando una formula di music-wine-tasting sensoriale, a seguito di uno studio scientifico che dimostra come l’ascolto musicale condizioni incisivamente l’esperienza dell’assaggiatore (in collaborazione con il Crossmodal Research Laboratory della Oxford University). La ricerca però non si limita a questo, perché per ogni varietà d’uva di un determinato terroir viene creata una composizione strumentale, da musicisti/artisti provetti in chiave sartoriale. Punte di acidità, note floreali, timbri burrosi e spartiti seducenti affiorano e si accentuano in una sinfonia di note e sorsi. Muovendoci dalla ritmica piena, incline alla freschezza dello Chardonnay; alla potenza dal sound affilato del Pinot Noir. Fino alle tonalità austere, profonde e rilassanti di un Pinot Meunier. Un gran progetto, che accomuna l’orchestra di vini adottata durante l’assemblaggio per le cuvée a una manifestazione artistica dal respiro avanguardista. E non solo musica classica, perché il buon Olivier Krug non disdegna abbinamenti con i Radiohead a tutto volume. E perché no, anche con la techno music.

Astice con zucca butternut

Note di Degustazione… a Tre Stelle

Il nostro tour Chez Krug termina a tavola, con un pranzo modellato in celebrazione dello Champagne dallo Chef Arnaud Lallement del ristorante tristellato L’Assiette Champenoise. La foggia luminosa, citrica e affilata del Krug 2003 trova trasposizione elegante nella rivisitazione del tipico Pâté Champenoise. Una Grande Cuvée 159Édition – dal corpo brillante e dalla lunghezza impareggiabile – esalta le sue nuances di frutta secca e burrosità limonosa in abbinamento alle Capesante scottate, con variazione di rape. Il bouquet maturo di frutti rossi – che vira in finezza su punte agrumate – del Krug Rosé 22Édition, abbraccia e spalleggia con carattere sia l’Astice con zucca butternut, che la possanza carnivora della Spalla di manzo con crema di ceci e jus ristretto. Ma è l’abbinamento a sorpresa riservato al dessert di Passion fruit, mango e meringa che trionfa per audacia e riscontro al palato: il Krug Collection 1990 esibisce imprevedibile freschezza, cremosità e persistenza sorso dopo sorso. La detonazione speziata, che evolve tra frutta candita, miele, sfoglia tostata e pompelmo, trova mirabile boccone complementare nella degustazione acida e dal quid esotico del dolce finale. Dopo un viaggio di questo tenore, appuriamo non solo quanto sia rara e affinata l’ospitalità di questa Maison. Ma soprattutto come l’idea di eredità ideologica abbia un peso sensato e coerente: se promossa al futuro con un riscontro così efficace, lucido e unico. In un prodotto leggendario come lo Champagne Krug.

PS: in lettura millennials, le bottiglie Krug espongono un codice ID numerato, che permette di consultare nel dettaglio le schede di ogni bottiglia. Con note di produzione, caratteristiche dell’assemblaggio e appunti di degustazione e gli abbinamenti musicali. Les jeux sont faits.

Maison Krug

5, Rue Coquebert

51100 Reims

Francia

www.krug.com

L’Assiette Champenoise

40, Avenue Paul Vaillant-Couturier
51430 TinqueuxI

INFOS@ASSIETTECHAMPENOISE.COM

www.assiettechampenoise.com

ACROSS THE KRUG UNIVERSE ­– LATO A: L’IDEA DI CHAMPAGNE

Viaggio alla scoperta di una leggenda dello Champagne 

Testo e foto di Lorenzo Sandano

È l’aria spumeggiante di Reims, che ti schiaffeggia la faccia, a ribadire dove hai messo piede. Siamo nella patria dello Champagne, scolpita dal clima post-natalizio. Piccola cittadina incantata, capoluogo ufficioso di alcune delle più celebri Maison del territorio. Nello specifico, stiamo per immergerci in una leggenda come Krug. La storia di questa grande “Casa” si snocciola attraverso una mentalità rivoluzionaria. Che muove con fierezza dal passato al presente, senza mai arrancare.

Una storia di perfezionismo & caparbietà

Per comprendere l’identità della Maison Krug ­– fuori da uno stereotipo noblesse oblige – è necessario introdurre il profilo del suo fondatore: Johann-Joseph Krug. Personaggio dal carisma non indifferente. Spirito romantico, predestinato in qualche modo, ma soprattutto un perfezionista per definizione. Nel suo percorso atipico e velatamente epico, ritroviamo gran parte della solidità trasmessa ancora oggi in ogni bottiglia. Joseph atterra in Francia dalla Mosella nel 1834, in veste di semplice commerciante tedesco. Riuscendo con determinazione e capacità a diventare in breve socio di Jacquesson. Al tempo una delle maison di Champagne più celebri del parterre locale. Un intreccio sentimentale lo porta anche al matrimonio con una Madame imparentata direttamente con la famiglia dell’azienda vinicola. Eventi che farebbero adagiare in molti sugli allori (o sulle viti). Ma non lui. Ben oltre l’amore, oltre un legame così forte, vi era infatti una lucida “fissazione” che proprio non gli dava pace: il sogno di creare il migliore Champagne al mondo ogni anno. Anno dopo anno. Ricordiamo che all’epoca, in Champagne, esisteva ancora una parziale supremazia delle cuvée millesimate rispetto ai sans année. Aspetto che si scontrava duramente con il pensiero di Krug. Uomo dal carattere indomito, volenteroso nel seguire i propri ideali e le proprie idee a ogni costo. Ossessionato dal voler creare un’espressione enologica che onorasse il territorio costantemente. Così – non curante del fermento commerciale e della concorrenza di quegli anni – Joseph decide di dedicarsi al suo prototipo di Champagne: sperimentando per circa 3 anni di nascosto, insieme a un mercante di vini chiamato Hippolyte de Vivès. Con il supporto di quest’ultimo, trova coraggio e indipendenza per uscire dal nucleo di Jacquesson e fondare la Maison Krug & Compagnie nel 1843.

Il vigneto Krug Clos du Mesnil – Credits Denis Chapoullie

L’idea di Champagne: tra espressione naturale & qualità immutabile

Prende il via così il metodo Krug: scandagliando una riserva di vini con metrica plot by plot. Uve provenienti da un appezzamento ben definito e contraddistinto da un carattere a sé stante. La missione è tanto lucida quanto rivoluzionaria per il periodo: produrre in qualsiasi momento uno Champagne con le caratteristiche di una Cuvée de Prestige, a prescindere dagli andamenti meteorologici e dal raccolto annuale. Questo slancio visionario, viene appuntato meticolosamente da Joseph sulle pagine di un diario, ancora intatto: come testamento attitudinale da trasmettere a suo figlio Paul. Da questo prezioso carnet, emergono le due entità primarie di Krug, trasmesse fedeli e inalterate fino a oggi. Lo Champagne N°1 (non millesimato) che vedeva il gesto e la sensibilità dell’uomo imporsi sul corso della natura con ingegno e tecnica. Lo Champagne N°2 (millesimato) prodotto solo in annate eccezionali e devoto alla natura, in massima espressione del terroir. Ulteriore aspetto a fare da virtuoso collante: Joseph credeva che non esistesse nessuna gerarchia a creare distacco tra i suoi vini. La qualità rimane tutt’ora univoca per ogni bottiglia. L’unica differenza risiede nel processo che ne scandisce la nascita e nella forma di espressione che i vini vanno a tracciare con la propria identità enologica.

Credits Denis Chapoullie

Universo Krug: il concetto prestigioso di Grande Cuvée

Inoltrandoci nel mondo Krug ­– visitando ogni ala della cantina – emerge come le fondamenta del progetto siano custodite gelosamente in progressione. Fino all’attuale sesta generazione traghettata dal carismatico Olivier Krug. Come un radioso assemblaggio di eredità, perfezionismo e savoir faire, che funge da passerella creativa per ogni Champagne. Iniziando dalla Grande Cuvée: prodotto che insegue un livello qualitativo invariabile e incessante. Niente trucco, nessun inganno. Il mezzo per arrivarci ha il nome di vin de reserve.L’azienda colleziona e immagazzina un’impressionante tavolozza di vin claires, suddivisi per provenienza delle uve e per singolo millesimo. Come note per un mutevole spartito musicale. Chirurgia pura nel consecutivo assemblage, perché la metrica di ogni cuvée è il risultato di innumerevoli assaggi alla cieca (che durano almeno 6 mesi) a opera del Comitato di Degustazione, composto da: Eric Lebel (attuale Chef de Cave); Julie Cavil (direttore del reparto enologico); Olivier Krug (discendente e direttore di Krug); Laurent Halbin (responsabile della vinificazione); e Jerôme Jacoillot (responsabile della qualità). Parliamo di un processo stratosferico, a tratti surreale, che avviene nel periodo invernale e primaverile: intersezione stagionale in cui i vini si mostrano più espressivi. Si assaggiano, attribuendo un voto, i vini dell’annata di circa 250 appezzamenti diversi, insieme a 150 vin de reserve di annate precedenti. Circa 400 vini valutati scrupolosamente, due o tre volte nel corso di un anno. Capite facilmente ora perché risulta eretico definire la Grande Cuvée un prodotto “base” di Krug.

TO BE CONTINUED…

Krug Grande Cuvée

Maison Krug

5, Rue Coquebert

51100 Reims

Francia

www.krug.com

Testo di Ilaria Mazzarella

Foto di Andrea Di Lorenzo

Non solo un riferimento di settore per gli addetti ai lavori, ma anche una guida utile per gli appassionati della bollicina francese. La sesta edizione de Le Migliori 99 Maison di Champagne, edita da Edizioni Estemporanee e presentata il 21 ottobre negli spazi dei locali di Romeo e Giulietta a Roma, è finalmente in libreria con le schede aggiornate, approfondimenti, itinerari e una trentina di new entry.

Una simbologia ricca e di facile lettura a contrassegnare le maison ed etichette più meritevoli, oltre a un punteggio che varia da 13,5 a 20. Giudizi e scelte da parte del team – o meglio, l’equipe – di degustatori (Luca Burei, Alfonso Isinelli, Fabrizio Pagliardi, Paky Livieri e altri bravi professionisti) “laici, democratici e indipendenti”. Si tratta dell’ultima versione cartacea, che lascerà il posto ai contenuti dell’App aggiornati settimanalmente. Curiosi di sapere a quale cuvée è andato il curioso premio di Bab (Buono a Bestia)?

“Il cambio generazionale sta producendo ottimi risultati e, di conseguenza, ottime cuvée. I nomi di cui scrivevamo nel capitolo Uno sguardo al futuro hanno ribadito la qualità del loro lavoro sabato per tutti sul rispetto dei suoli e delle vigne, attraverso l’utilizzo di vinificazioni e imbottigliamenti parcellari, concetto che non fa parte della storia dello champagne e che sicuramente segnerà una svolta produttiva”, come leggiamo nella premessa della Guida, la cui presentazione è stata seguita da una degustazione in collaborazione con Des Pieds et des Vins, associazione di 12 giovani vignerons francesi – promotori della Champagne Week – che si definiscono “coltivatori di espressione e ricercatori dell’alchimia tra il suolo, il clima e la vite” con le loro proposte di champagne unici e autentici.