Testo di Gualtiero Spotti

Bisogna dirlo, siamo entrati ufficialmente nell’Età del Ramen. Ma a parte gli scherzi, nel brulicante sottobosco milanese di trendsetter, di mode del momento e di sopravvissuti al bombardamento Expo di due anni fa, a rimpiazzare il sake è arrivata proprio la gustosa e corroborante zuppona di noodles originaria del Giappone, ormai diventata il simbolo del mangiare all’orientale un po’ più proletario. Niente snobismi, quindi, ma pancia piena e vai di scodelle calde e abbondanti, preparate in mille modi diversi. La base è più o meno sempre quella, con le tagliatelle e il brodo (di carne o di pesce), cui si aggiungono il miso, la soya, carne, alghe, cipolla e così via, quasi all’infinito. Tanto è che i menù si sono allungati notevolmente e la scelta dei piatti permette di accontentare quasi tutti.

Tra gli ultimi ristoranti che si sono affacciati nel capoluogo lombardo c’è anche l’ottimo Ramen Misoya, in via Solferino al civico 41. Piccolo, intimo, con un grande tavolo all’ingresso e una saletta più discreta alle spalle, il Misoya è l’approdo per chi si vuole sfamare sentendosi coccolato in chiave zen. Perfetto per la pausa pranzo (il Ramen è un pasto completo e abbondante), ma anche per chi vuole andare con calma alla scoperta di diverse preparazioni, magari durante una cena.

Gli antipasti sono la porta d’accesso più semplice, tra i Gyoza (i classici ravioli alla griglia), i Takoyaki (polpette fritte con polpo), il tofu fritto e gli edamame. Poi si passa alle varianti di Ramen, da quelli vegetariani come il Vege Miso che mette in fila la pasta di soia, il brodo di alghe, cipolla, cavolo, germogli di bambù, mais e Nori, al Tokyo Ramen che invece propone la tradizione del quartiere di Ogikubo della metropoli giapponese.

Con Noodles spessi e ricchi, serviti in brodo di pollo alla soia, scalogno, maiale a fettine, kamaboko (un preparato simile al surimi) e alga Nori. Se lo stomaco e il tempo lo permettono è divertente avventurarsi in una degustazione più articolata e fatta di nomi apparentemente incomprensibili (attenzione, la dicitura Kumamoto significa che è presente l’aglio nel Ramen, mentre nel Kitakata il dashi è preparato con sardine essiccate) la quale consente però, assaggiando alcuni piatti, di scoprire le differenze, a volte nette a volte meno, tra Ramen più ricchi o più delicati, più speziati o quasi dolci.

Conviene farsi consigliare dallo staff di sala. Magari anche quando si tratta di scegliere cosa bere, e visto che qui risulta un po’ complicato trovare un vino da abbinare a tutto pasto forse la birra risulta la scelta più azzeccata. In conclusione, c’è l’immancabile assaggio di sake, ma non prima aver buttato un occhio tra le scelte dei dolci. Con i classici gelato al te verde e sorbetto allo yuzu ormai frequenti in ogni ristorante giappo che si rispetti, spunta il meno allineato Dorayaki, un pancake giapponese farciti con una marmellata di fagioli.

Il Ramen Misoya, brand nipponico presente in molti Paesi, ha aperto il suo ristorante milanese da tre mesi, ed è il primo in Europa.

 

Ramen Misoya

Via Solferino, 41 – Milano

Tel: 02.83521945