Testo di Federico Bordignon

Foto di Federico Bordignon e Restaurant Wiesen

Olanda, impropriamente; Paesi Bassi, correttamente: mulini a vento (non quelli di Don Chisciotte) e Amsterdam. E poi? Basta? Nee!

Nel Sud del Paese, nel Brabante Settentrionale, tra l’incudine e il martello di Belgio e Germania, vi è Eindhoven, la città celebre per la sua famosissima squadra di calcio, il PSV Eindhoven, uno dei team più forti dell’Eredevise, il campionato calcistico olandese; ma non solo. Tifoseria bianco rossa a parte, Eindhoven è conosciuta anche come the city of lights: capitale indiscussa del design a livello europeo (è tutto un tripudio di edifici a dir poco fantascientifici), questa ridente cittadina è la culla, la città natia, di uno dei concorrenti più agguerriti che il caro Vecchio Continente può opporre ai colossi dell’elettronica americani, giapponesi e coreani, ovvero la Philips. Lampadine in ogni dove, luci coloratissime in qualsiasi viuzza, anche secondaria; si è totalmente immersi in un’atmosfera quasi surreale… che i creatori di Stranger Things vi abbiamo preso ispirazione?

L’eccentricità della città e l’aria di creatività che riempie i polmoni prende forma poi alla vista dei curiosissimi Flying Pins, degli enormi birilli volanti, larghi 3 metri e alti ben 8 metri! Ciò che salta all’occhio non è la loro grandezza ma il loro colore, di un giallo particolarmente acceso: tonalità scelta, a detta dei loro creatori, per contrastare le tipiche giornate olandesi, grigie e piovose.

Diciamolo, purtroppo non è di certo famosa ai più per la sua cucina. Eppure dal punto di vista gastronomico, Eindhoven, come l’Olanda tutta, rappresenta un sapiente mix delle tradizioni culinarie sviluppatesi negli ultimi secoli. Leader mercantile e coloniale fino a circa due secoli fa, il Paese dei tulipani vanta una tradizione gastronomica con marcate influenze indonesiane, antillane e surinamesi. Anche la Germania, il Belgio e la Francia hanno fatto la loro parte. La cucina degli Oranje, infatti, non è certamente solo Edam, patatine fritte, bitterballen, uova con prosciutto e stampoot!

A pochi passi da Piazza Markt, luogo ideale per gustare una vera birra olandese, nel cuore pulsante del centro storico, in una vietta secondaria, piena di locali tipici frequentati dalle persone del posto, vi è Wiesen Restaurant, piccolo locale sapientemente curato e arredato che nel giro di pochi anni è diventato uno dei ristoranti più celebri della città. L’avventura di Yuri Wiesen, chef del locale, e della moglie Jessie, maître di sala e sommelier, è fresca fresca. Il locale ha aperto le porte appena nel 2010 e dopo soli 5 anni ha conquistato una stella della Guida Michelin, un anno dopo, non stanchi di questo importante traguardo i coniugi Wiesen conquistano 3 cappelli da parte della Guida Gault & Millau.

Yuri, dai modi gentili e giovanili, sempre disponibile a spiegare con pazienza ciò che sta dietro la creazione dei suoi piatti, ci ha regalato un insolito viaggio (a bordo forse di un’Olandese Volante gastronomica?) con il suo menu a sorpresa. La parola d’ordine è: osare, osare e osare ancora. Nonostante l’influenza dalla cucina francese sia abbastanza marcata, abbiamo notato sin dai primi istanti una netta uscita dagli schemi con accostamenti a dir poco interessanti e insoliti. Curiosità, prima di tutto e… sorpresa! Già al fischio d’inizio notiamo come allo chef Wiesen stia a cuore fondere diverse culture gastronomiche, in particolare quella olandese e francese: Tartare di spigola selvatica e granchio del Mare del Nord, il tutto accompagnato da salsa olandese, alghe e mela verde, un vero tripudio di colori. Poi è il tempo della Capasanta di St. Jaques e caviale Anna Dutch, serviti su una spuma di burro al limone e avocado. A seguire il croccante gamberone selvaggio argentino, accompagnato da yogurt salato, cous cous e un soffice toffee di carota bretone. Lo chef Wiesen ha proprio un debole per i sapori tropicali e fusion. Siamo sicuri di essere in Nord Europa? Continuiamo il nostro viaggio gustativo con le Costolette Clare Valley glassate al Madeira, con profumi di cicoria e rosmarino. Il dessert è una sorpresa, che epilogo inaspettato qui. Ci viene servita una mela verde (inizialmente pensavamo fosse una presa in giro) decorata con mandorle glassate e cioccolato. Caro Chef Wiesen, ma che scherzo: il frutto del Peccato originale in realtà era formato da cioccolato bianco con all’interno un avvolgente gelato alla vaniglia e cheesecake.

Dag, Yuri e Jessie!

Restaurant Wiesen

Kleine Berg 10

5611 JV Eindhoven

Paesi Bassi

+31 40 244 6666

info@wiesen-restaurant.nl

www.wiesen-restaurant.nl

 

 

www.intelligentia.nl

www.cucina-italiana.eu

www.wynwood.nl

www.strijp-s.nl

www.holland.com

 www.bookmundi.com