Testo e foto di Amelia De Francesco

“E perché a Bologna? Ma perché Bologna è in Europa”.

Così Oscar Farinetti, racconta la genesi di FICO, sua ultima creazione, che fra 6 giorni spalancherà le porte per accogliere il pubblico negli oltre 100mila metri quadrati di spazio. Una scelta dettata dalla centralità logistica del capoluogo emiliano e dalla possibilità di riqualificazione di edifici pubblici che erano dismessi, ma che racchiudevano un grande potenziale.

Ed ecco qualche numero, a dire il vero impressionante, di FICO: 8 ettari coperti e 40 fabbriche alimentari in funzione, dai molini ai caseifici, dai laboratori di pasticceria alla produzione di salumi della tradizione; oltre 40 luoghi ristoro, bar, chioschi di cibo di strada e ristoranti anche stellati, senza dimenticare vini, birra, liquori; 9.000 metri quadrati di botteghe e mercato con prodotti e oggetti di design per la tavola. Infine le aree dedicate allo sport, ai bambini e alla formazione: il centro congressi che può ospitare fino a 1000 persone, le 6 aule didattiche e le 6 “giostre” multimediali educative in funzione, per far conoscere i segreti del fuoco, della terra, del mare, degli animali, delle bevande e del futuro.

Ma FICO rispecchia fedelmente e interamente nella struttura la sua proposta. Come lo stesso Farinetti ha sottolineato in conferenza stampa, alla novità di Eataly, che per prima ha unito sia concettualmente che praticamente Mercato + Didattica + Ristorazione, FICO aggiunge un quarto elemento a monte: la produzione. 2 ettari di campi e stalle all’aria aperta che accolgono e accoglieranno oltre 200 animali e 2.000 cultivar (compresi un’area dedicata alla biodiversità con specie rare e un orto biodinamico). Si parte dall’inizio, dunque, della filiera, dai campi coltivati per arrivare, attraverso il mercato, alla produzione e al consumo del cibo. E nel mezzo, aggiunge Farinetti, il piacere del divertimento e della conoscenza che non deve mancare.

Un racconto dell’Italia che produce consuma e si trasforma in maniera sana e sostenibile, con lo sguardo a elementi quali nutrizione, qualità, tradizione e innovazione. Un tempio dei saperi gastronomici che sono una delle ricchezze del nostro paese, un patrimonio che chi arriva in Italia anche solo per un breve soggiorno desidera scoprire e addentare. La qualità del fare bene e del territorio riunite in un’unica immensa vetrina di educazione al cibo.

“FICO è cultura, FICO è bellezza”.

Si conclude la conferenza stampa, ma non la nostra visita… ce ne andiamo a visitare il grande parco del divertimento gastronomico e del Made in Italy.