Testo di Ilaria Mazzarella

E se per un attimo si tornasse alle osterie di una volta? L’accoglienza dell’oste, i prodotti di stagione, la cucina tradizionale, la pasta tirata a mano, amici e conoscenti con cui conversare davanti a un buon bicchiere di birra. Birra? Sì, ho detto birra. Ci si aspettava vino, lo so, in fin dei conti si parlava di osterie. Ma se il fautore è Leonardo di Vincenzo, ecco che il connubio birra-cucina diventa possibile. Appena appartato dalla più caotica via Cola di Rienzo, il quartiere Prati accoglie una nuova realtà, l’Osteria di Birra del Borgo. Leonardo è il promotore, ma ha raccolto una bella squadra di professionisti. “Da soli non si va da nessuna parte. È importante fare progetti assieme, collaborando e condividendo idee”. Ad affiancare il patron di Birra del Borgo è Gabriele Bonci con una proposta di pizza e di cucina, il Jerry Thomas con i miscelati, lo storico caffè di Castroni e gli artisti della Galleria romana Varsi con piccoli allestimenti temporanei. Un posto di ritrovo e, allo stesso tempo, un luogo di passaggio dove tornare ad apprezzare le cose semplici e buone, seduti attorno allo stesso tavolo. O quasi.

Caldi e accoglienti gli spazi del locale, dove regna l’attenzione ai dettagli e dei materiali scelti con cura. Il legno appena levigato che conferisce naturalezza, la pietra lavica che caratterizza la superficie dei banchi, le botti a impreziosire il controsoffitto. I coperti sono divisi armonicamente tra pratici sgabelli, divani nella sala lounge e sedute della sala ristorante, dislocata dietro al Re – il Bancone in ottone – protagonista della socialità con ventiquattro proposte di birra alla spina a rotazione, tra birre della casa e birrifici amici selezionati. Di grande effetto l’impianto a vista destinato a nuove produzioni con una capacità di 350 litri per cotta per “sviluppare nuove birre da abbinare ai menu che sposino la filosofia stagionale dei prodotti”.

“Comincia una bella avventura con Leonardo – racconta Bonci – Quindici anni fa, seduti sul marciapiede di Pizzarium, parlavamo dei nostri sogni. Volevamo scommettere su qualcosa. All’epoca Leonardo, con il suo piccolo micro-birrificio, e io, con i miei ventiquattro metri quadrati di pizzeria, facevamo esperimenti. In pochi forse ci capivano. Poi, col tempo, in tanti hanno imitato il nostro stile”. Oggi, grazie alla passione comune che muove il progetto dell’Osteria di Birra del Borgo, vero motore e fonte di ispirazione, è tempo di portare a compimento il frutto degli anni di esperienza. “Il nostro scopo è dare a tutti cose buone. In cucina abbiamo scelto solo piccoli produttori, allevatori e coltivatori, che condividono la nostra stessa filosofia. Non troverete cataloghi”. Il nome del menu, Atipico, la dice lunga. Non ci sono chef, si torna all’oste di una volta in collaborazione con le piccole realtà locali, di Lazio e Abruzzo per lo più. In questo caso a raccontare i piatti e fare gli onori di casa sarà Marco Valente, del ristorante Taberna a Palestrina, coadiuvato dalla sorella Irma (“quella che fa la pasta, una persona che sulla spiana medita”). Nel menu tanta misticanza e tanta fermentazione – giusto per rimanere in tema. Non solo cucina, ma anche assaggi e prodotti del mercato. E soprattutto la pizza di Bonci servita per la prima volta al tavolo. Una ricca selezione di pizza romana bianca farcita in teglia 30×30 o 60×30 oppure piccoli tranci di pizza “ciaccata” croccante – sopra e sotto – farcita, format portato dall’allievo di Bonci, Luca Pezzetta. E se la scelta si fa dura, basta optare per una degustazione.

La birra, un fiume in piena, ha conquistato anche il Jerry Thomas. “Nel mondo della birra e della miscelazione si fanno cose differenti, in genere nessuno mette mano nel campo dell’altro”. Ma questa volta, grazie a un rapporto di stima reciproca, si accoglie la sfida con entusiasmo. “Siamo partiti dalla birra, ossia dalla parte acquosa, per creare una rosa di drink ad hoc”. Nuove ricette e nuove combinazioni, nei twist che hanno la bionda come protagonista o solo come top.

Una tradizione sempre al passo con la ricerca, che strizza l’occhio a sperimentazione e innovazione, senza mai perdere il suo carattere di autenticità.