Testo di Lorenzo Sandano

Foto di Andrea Di Lorenzo

APPUNTI DI VIAGGIO BASCHI – PART 1

La prima di due tappe nei Paesi Baschi. E poi ancora Spagna, stavolta Barcellona. Lorenzo Sandano ci racconterà nelle prossime settimane del suo viaggio in terra Iberica… non perdetevelo!

Ongi Etorri Vibes: Pais Vasco, Comida y Libertad

“Riusciva a stento a coordinare i movimenti necessari ad afferrare un ramoscello. Tra lui e le estremità delle sue dita i fili di comando erano interrotti. Ma tutto questo poco importava, ormai. Il fuoco era lì, scoppiettante e crepitante e carico di vita in ogni sua fiamma danzante” (Jack London – “Accendere un fuoco”)

Tepore ventoso che accarezza il viso, lungo le inviolate campagne basche. Il paesino di Atxondo ricorda un timido accampamento rurale, distante anni luce dal forsennato ritmo metropolitano. Tempi distesi, un campanile isolato che annuncia il sorpasso delle ore, e poi il rumore del fuoco, rilanciato dall’inconfondibile profumo di brace che divampa dalle cucine della nostra meta gastronomica.

Etxebarri, letteralmente “la casa nuova” in lingua madre, si erge come un’affascinante maison di campagna stanziata tra legno e pietra nella piazza principale dell’avamposto basco. Un locale immutato negli anni, che ha scelto con fierezza di inseguire l’avanguardia percorrendo rotte non battute. Celebrando una tecnica ‘primitiva’, associata a una grande materia prima figlia del territorio circostante. Una ristorazione tanto primordiale, quanto attuale e inossidabile, che propone da sempre una delle offerte più radicali e rigorose nel parterre gastronomico dei Paesi Baschi. Protagonista indiscussa è la brace, domata con esperienza impareggiabile e interpretata come strumento primigenio per la cottura di qualsiasi tipologia di elemento, dalla terra al mare senza distinzione.

Victor Arguinzoniz, cuciniere dalla sensibilità allarmante che predilige la definizione di “Asador” (grigliatore) a quella di Chef, ha maturato nel tempo studi pionieristici su ogni aspetto legato alla venerazione della fiamma. Partendo dal legno da utilizzare per le sue preparazioni, a seconda di quale prodotto viene collocato sulle possenti griglie: quercia per il pesce e vite per la carne, a volte olivo o sarmento a seconda della spinta aromatica da evocare a olfatto e palato. Una filosofia connessa indissolubilmente al culto del fuoco, che si origina però dalla ricerca quotidiana di prodotti locali dal livello insuperabile, come i pregiati gamberi di Palamos; la chuleta di vaca vieja; i percebes; il bogavante femmina (astice); o i migliori funghi e ortaggi di queste lande.

Approccio materico e senza filtri, dove esperienza e gesto dominano la scena, dialogando con lo spirito dell’assaggiatore tramite sapori ancestrali, scaturiti dalla padronanza assoluta di una delle tecniche più antiche e autentiche della cucina. Una lettura artistica e didattica dal valore inestimabile, originata dalla cenere come mezzo di esaltazione di qualsiasi ingrediente, rispettato con grazia e eleganza. Victor tiene a ribadire che prodotto, brace e cliente devono rimanere attori principali rispetto alla figura del cuoco, ma il suo rapporto con la “griglia” funge da veicolo indispensabile per il dialogo tra i fattori chiamati in gioco: regalando armonia complessiva durante l’esperienza a tavola. Conoscenza, ingegno ed evoluzione nel calibrare gli strumenti di cottura con invenzioni geniali: come le griglie basculanti per regolare distanza/calore, i forni a temperatura controllata per la brace, le padelle forate con laser per cuocere alcuni frutti di mare senza “aggredirli” e stressarli. Mentalità da Leonardo da Vinci e polso da moderno Prometeo, per un’applicazione non replicabile. Tutto appare estremamente semplice e immediato, diretto alla gola, nascondendo in realtà un processo di trasformazione dalla complessità rara. Trionfo del gusto, traghettato su un’espressione concettuale lucida e mai invadente.

Esordio filologico, affidato a pane cotto a legna e burro di capra affumicato sulla brace, ‘obviously’. Segue la manifestazione più concreta e reale dell’homemade ristorativo, con lo spettacolare chorizo autoprodotto servito su pane di mais; l’opulento torchon di foie gras ‘casalingo’; la cialda alla frutta secca con carpaccio di funghi dall’intensità struggente; le acciughe del Cantabrico lavorate a mano; e la divagazione casearia della mozzarella di bufala realizzata con latte locale.

Assuefacenti, per testura e freschezza iodata, i pregiati percebes e i gamberi arrostiti dalla pezzatura extra-large; alternati alle vongole aperte sui carboni e alla spettacolare ostrica coccolata egregiamente al calore della brace, con una manovalanza tecnica sorprendente. Dal fronte ittico, deliziosa anche la triglia sfilettata e ricomposta preservando morso invidiabile; o l’altrettanto magnifico dentice in salsa al limone, nella sua essenzialità vigorosa.

Conclusione monumentale, con un bogavante intero, fiammeggiato e servito con emulsione delle sue uova; che cede il passo alla possanza carnivora della succulenta chuleta di vacca vecchia, tracciata da una marezzatura senza paragoni. Rigenerante latte concentrato con infusione di frutti rossi e l’immancabile gin tonic apprezzato in terrazza segnano la fine del pasto, all’insegna del convivio più sincero e genuino, costruito intorno al fuoco ristoratore della brace.

Etxebarri incarna tutto questo è molto altro ancora. Un locale unico nel suo genere, da salvaguardare per la sua indole preziosamente estremista: capace di elevare uno strumento così primitivo e violento ai massimi livelli della cucina gourmad Made in Euskadi.

Benvenuto! Questo è un esempio di testo per il tuo fantastico Box Promo! Sentiti libero di eliminarlo e sostituirlo con il proprio messaggio!

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RISTORANTE DINA: NOVITÀ IN QUEL DI GUSSAGO

Testo di Gualtiero Spotti

Foto di Chiara Cadeddu

Un visionario, un cuoco, un musicista o un appassionato di arte moderna? Entrare nel mondo di Dina, il ristorante aperto da qualche mese in quel di Gussago, un paese dell’hinterland bresciano allargato, significa incontrare la spiazzante e poliedrica personalità del suo animatore e motore principe, Alberto Gipponi.

Classe 1980 ed ex chitarrista avvicinatosi alla cucina solo in anni recenti dopo aver conseguito una laurea in sociologia, Gipponi ha nel suo curriculum tre passaggi fondamentali. Quello da Bastianich a Orsone, nel 2015, la successiva full immersion a base di pesce con la cucina di Nadia a Castrezzato (1 stella Michelin) e infine l’approdo al gotha dell’Osteria Francescana, dove rimane per un anno studiando attentamente le mosse e i contenuti di Massimo Bottura. Dina, invece, è il suo primo ristorante e lo ha inaugurato nel novembre dello scorso anno nel centro di Gussago sulle ceneri di un bar e all’interno di un vecchio edificio che se esternamente ha mantenuto le caratteristiche di un anonimo palazzo un po’ rustico, all’interno rivela invece appieno la filosofia e gli amori di sempre del cuoco, che lo ha saputo rivestire con gusto e una certa classe.

Ma andiamo per ordine. Ad accogliere l’ospite c’è un semplice campanello da suonare e il successivo rumore di un chiavistello che apre le porte a un mondo a dir poco inaspettato, fatto di opere d’arte spiazzanti (Philippe Starck e lampade Flos di Sarfatti, quadri dell’artista bulgaro Solakov e l’ormai ben nota scritta luminescente “Until then if not before” dell’artista britannico Jonathan Monk, solo per citarne alcune), di concetti non sempre abbordabili dove si mescolano, sociologia, musica, letteratura, storia e antropologia per un’idea di cucina molto narrativa, come ama definirla lo stesso Gipponi, e figlia dei tempi in cui viviamo. Gli stimoli cui si è sottoposti sono molteplici, forse perfino troppi da sostenere in una volta sola, ma contribuiscono sicuramente a creare un’esperienza difficilmente replicabile altrove.

Detto questo, da Dina, un nome con il quale Gipponi ha voluto omaggiare sua nonna, ovviamente si mangia. E una volta seduti in una delle tre sale arredate in maniera a dir poco singolare, l’attenzione cade immediatamente sul libro giallo che caratterizza ogni tavolo. Quello è “il” libro del tavolo. Già sporcato da altri commensali transitati da Dina, che hanno lasciato impressioni e opinioni sulla cucina e sull’ambiente. Il passo successivo è quello scegliere i piatti da affrontare, ed è un aspetto di non poco conto visto che siamo dalle parti dei menu criptici dove i nomi delle pietanze lasciano solo spazio all’immaginazione. Qualche esempio? Il “Tutto ci passa attraverso e ci cambia”, esplorazione di una Crema di cozze con pomodoro confit, aria di limone, erbe aromatiche e tartare di fungo; “Aglio, olio e 58”, variazione di un piatto mai entrato in carta alla Franceschetta 58 (il bistrò di casa Bottura) con Crema al prezzemolo, spaghettoni mantecati con crema di patate, aglio, scalogno, timo, peperoncino, pane croccante e ostrica ghiacciata. Oppure il sensazionale “Ma che cavolo!”, concepito dal sous chef Gian Nicola Mula, e che in realtà è una Spuma di cavolfiore e vaniglia con crumble al cioccolato salato, gelato al miele di corbezzolo e limone amaro.

Agretti come Spaghetti

Dina rappresenta un luogo per certi versi ancora da esplorare nei suoi contenuti, ma non certo per quanto riguarda le opere esposte, bensì per l’approccio innovativo e spiazzante del cuoco. Superate certe forzature dialettiche e una sovrastruttura che rischia di schiacciare piatti capaci di vivere di vita propria, la cucina di Gipponi nel corso del tempo saprà farsi ancora più importante e significativa. Inutile dire che è uno degli indirizzi imprescindibili di questa prima metà dell’anno, considerando anche l’età del cuoco ai fornelli.

 

Dina

Via Santa Croce, 1

25064 – Gussago (BS)

Tel. 030.2523051

www.dinaristorante.com

 

 

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CURIOSE CAPRESI & ALTRI ABBINAMENTI – UN PO’ DI LSMD11

Testo e foto di Greta Contardo

 

Oltre Le Strade della Mozzarella, verso Le Strade del Mediterraneo. Oltre la Queen Buffalo Mozzarella simbolo del Cilento verso una desiderosa e perspicace apertura tematica all’intera filosofia che sta alla base della Dieta Mediterranea. L’edizione numero 11 (23-24 maggio 2018) è stata la più internazionale di sempre, con oltre 50 relatori ad alternarsi tra i palchi e gli atelier allestiti all’interno e all’esterno del Savoy Hotel di Paestum. Dettate le buone pratiche da perseguire con l’enunciazione di un “Manifesto del Cuoco Moderno” in 10 punti si è vagliato il discorso culinario moderno filtrandolo attraverso la sostenibilità e la stagionalità di produzioni, di territori e di ristorazione. Scegliendo come slogan e intento culinario finale il monito: Eat Well Stay Well. Poi si sono lasciate incontrare le culture gastronomiche invitate con quella del territorio campano. Con apertura mentale e voglia di divertirsi senza mai distogliere l’attenzione dal prodotto ci si è stupiti non poco dei risultati cucinati, più o meno dal sapore mediterraneo a seconda dei casi, che del Made in Italy agroalimentare hanno carpito i punti e i sapori focali per interpretarli in curiose capresi e altri abbinamenti meticci. Le storie di alcuni dei 50 hanno riempito le pagine di Cook_inc. in questi anni. Nel dettaglio tra gli stranieri Cook_inchizzati sono “rotolati verso Sud” i nostri amici: Daniel Berlin, Mauro Colagreco, José Avillez, Helmut & Philip Rachinger, Ana Roš. Ci hanno ingolosito parecchio a Paestum e abbiamo pensato di raccontarvi il loro approccio alla materia mediterranea sbirciando prima tra le loro storie raccontate su Cook_inc.; perché “you have to know the past to understand the present”!

“Paestum sotto la neve” di José Avillez

José Avillez, il portoghese elegante con due stelle Michelin al Belcanto di Lisbona e 17 ristoranti all’attivo con più di 500 dipendenti sparsi per il Portogallo, è uno dei protagonisti della new wave gastronomica portoghese. È rimasto folgorato sulla via di Paestum dalle bufale: gli animali prima e le mozzarelle poi. Assaggiato e subito introiettato nella memoria il suadente latticino ha dichiarato di volerlo inserire prestissimo nei suoi piatti. Facile da immaginare conoscendo il prodotto, e ancor più facile scorrendo tra le parole di Miguel Pires su Cook_inc. 05 che ci ricorda che le ispirazioni culinarie di José sono spesso dettate “da un ricordo, un sapore, una consistenza, un viaggio, una canzone, un film, una conversazione, una tecnica, o perché no, da un’emozione”. E se “Il mondo esterno e interno sono inesauribili fonti di ispirazione. La natura e in particolar modo i paesaggi restano le mie principali muse” (ancora Miguel Pires), è subito chiaro il passaggio che ha portato il portoghese alla creazione di “Paestum sotto la neve”. Mozzarella freschissima, affumicata appena, lasciata intonsa e tagliata solo in 4, acqua di pomodoro, emulsione di olio e basilico, cipolla marinata, pane croccante intorno e “una coltre di neve” di acqua di pomodoro sopra a celare il tutto. A Febbraio una nevicata eccezionale ha ricoperto i templi di Paestum, José ha sentito raccontare dell’evento dai produttori di mozzarelle e ne è rimasto affascinato. L’immagine dei templi di Paestum ricoperti di neve si rispecchia nel suo piatto tuttobianco, l’essenzialità di una Caprese in forma nuova ai minimi termini gustativi, netti che in un solo boccone riassume tutto l’ecosistema di una regione. Di José e del suo Beco Cabaret Gourmet abbiamo parlato su Cook_inc. 18 e la nostra Gloria Feurra ha raccontato poi il suo “Capodanno a Settembre” qui (https://vandenbergedizioni.it/jose-avillez-lultimo-dellanno/), nell’impero Avillez tra Mini Bar e Beco.

Taco di Mozzarella di Mauro Colagreco

“Il beautiful meteco” così Andrea Petrini lodava su Cook_inc. 11 Mauro Colagreco (Il Mirazur, Menton), “con la doppia nazionalità argentina e italiana. Francese per effrazione. Buono come il pane, sempre col cuore in mano, non dimentica da dove viene. Homeboy dovunque vada, è a suo agio in ogni neighbourhood”. È naturalmente a suo agio e leggiadro anche qui a Paestum, dove è già passato e dove torna volentieri anche se solo il tempo di una nuova suggestione. Sul palco interagisce con Agostino Iacobucci. Dialogano in allegria i due chef mentre strizzano forte la mozzarella separandola in massa e liquido e se ne prendono ciascuno una parte. Agostino si tiene il liquido per una merenda fatta con poco che sa di tantissimo, il ricordo rivalutato di un pane inzuppato nel liquido della mozzarella finita. Mauro invece gioca con la “pasta” di mozzarella, ben strizzata, la fa diventare un taco. La scalda a bagnomaria nel liquido di governo, la schiaccia e pressa con l’apposito utensile fino a farla diventare una cialda sottile. Un passaggio in forno poi e una colorazione con la salamandra finché il “taco” è croccante quanto basta per essere riempito di pomodorini semisecchi, stracciata, basilico e stop. In bocca l’incantesimo: la mozzarella si scioglie e tutta l’italianità degli elementi esplode e sorprende. Un’altra Caprese, potente ed esplosiva.

Queen Buffalo Mozzarella

Ana Roš sta a Caporetto (Kobarid), in Slovenia, a uno schiocco di dita dal confine. La “Slovenia incastrata tra molte culture” (Lorenza Fumelli su Cook_inc. 15) di cui Ana si è fatta ambasciatrice della cucina d’autore, mettendo nei piatti di Hiša Franko con leggerezza e tecnica meticolosa quel che si trova lì attorno, a partire dalle erbe spontanee, la trota marmorata, i formaggi e le carni inusuali. La sua vita fatta di scelte, tanto coraggio, forza, disciplina e talento l’ha portata a essere Ana World Best Female Chef 2017, Ana star di Chef’s Table su Netflix e Ana Multitasking: cuoca, mamma, donna, sportiva, protagonista di 515 interviste e 120 voli presi nell’ultimo anno. Ana multitasking è riuscita a mettere in piedi un team di lavoro, di cui Emily la sous chef americana con lei sul palco, forte e determinata quanto lei, di testa e cuore. La cucina di Ana racconta la storia del suo Paese, di contaminazioni e scambi. Ana ci tiene a ricordare che la sua Slovenia è molto vicina al mare di Trieste e per questo è piuttosto naturale per lei pensare e lavorare sui sapori mediterranei. Il primo gusto che le viene in mente è quello estivo, mediterraneo per eccellenza: la combinazione magica di pomodoro, mozzarella e basilico. Il suo piatto “Ricordo di una caprese” è una serie di giochi di elementi, consistenze e temperature differenti senza stravolgimenti, per evidenziare il pomodoro, in un’insalata ricca a forma di cannolo. Cialda croccante di polpa di pomodoro riempita con un’emulsione leggera di mozzarella, siero e ricotta, cipolle rosse caramellate che in Slovenia abbondano nelle insalate in versione sottaceto e che, con l’aggiunta gelatina di aceto di cipolle, fanno onore a un altro sodalizio tutto mediterraneo: pomodoro e cipolla. Infine basilico, cristallizzato e fritto e foglie di pomodoro. L’elogio al pomodoro si completa con un Bloody Mary a base di acqua di pomodoro, sedano, cipolle, basilico, siero di bufala e i classici elementi del cocktail: vodka, tabasco e salsa Worcester.

Skins and Apple di Daniel Berlin

Daniel Berlin è un giovane della Svezia Meridionale che può vantare due stelle Michelin assegnate al suo locale, il Daniel Berlin Krog “una locanda persa nella campagna di Skåne-Tranås, a due sputi in linea d’aria da quel che gli oriundi chiamano, con orgoglio patrio, Riviera Svedese. Balneare manco per niente, Daniel Berlin non veste alla marinara”, parole di Andrea Petrini, “Welcome to Berlin”, Cook_inc. 13. Daniel è un cuoco ardito, cacciatore, antispreco che non caccia via proprio niente di quello che caccia, anti-sale si serve dei sapori naturali per esaltare naturalmente gli ingredienti. Fa del suo km 0 un km molto buono: osserva con attenzione quello che lo circonda e sa farlo rendere al meglio. I suoi piatti sono “suggestioni d’emozioni, sketches di idee che continuano a fluire messe impudicamente in scena una dietro l’altra.” Daniel nella mozzarella non vede una caprese, ma del latticino sfrutta le potenzialità rinfrescanti al sapor di bufala per il suo piatto Skins and Apple, una nordica Minestra che riduce al “minimo strettamente non edibile” l’immondizia. Mentre il brodo di gallo cuoce e rende sapido il Mischiato delicato di Gragnano, Daniel frulla la lingua di un’anatra selvatica con la pelle del gallo aggiungendo pian piano l’amido rilasciato dalla cottura della pasta. La rende croccante e la trasforma in una nuova pelle che coprirà il piatto. Poi aggiunge un dettaglio, per addomesticare i lipidi: un acido succo di mela poco dolce, addizionato al grasso di anatra. La pasta quasi cotta e scolata termina la cottura nell’acqua di governo della mozzarella. Erbe aromatiche, un giro d’olio d’oliva, mozzarella, basilico e cipolle e il piatto è servito. Delizioso e sensazionale questo Mediterraneo svedese.

Antipasto “veloce” de “The Rachingers”

“The Rachingers” vivono e cucinano a Neufelden da almeno tre generazioni. Il lascito del Mühltalhof (il loro locale-casa che ha anche ospitato una particolare session del Gelinaz… to know more read Cook_inc. 19) è nelle mani di Philip ed Helmut Rachinger. Quelli che non rientrano nella catastale casistica della ripartizione dei ruoli e della spietata presa di posizione delle incalzanti generazioni” scriveva Andrea Petrini su Cook_inc. 17. Philip, il giovane considerato uno dei migliori chef austriaci, è il “figliol prodigo non poco onorato di condividere il travagliato parto della quotidiana creazione con il suo alter ego paterno”, Helmut. Due menti sintonizzate le loro, lo dimostrano anche sul palco, che di solito cucinano d’impulso concedendosi il lusso dell’improvvisazione. “Trasformano la materia in concetti, sul filo dell’istinto, i Rachingers peggio di Paganini non si ripetono mai. L’allenamento sono cento anni che se lo portano nel sangue. Han sempre opposto l’improvvisazione alla creazione. Con il rischio di dimenticare di tralasciare per strada i reperti del loro incessante percorso”, ci ricorda ancora Petrini. Accolgono la mozzarella e i prodotti caseari affini nella loro cucina di mezza montagna dell’UpperAustria, aperta alle influenze del mondo. Ne risultano 4 creazioni uniche, blend culturali senza tempo e attuali, locali e globali, mediterranee più o meno. Casa Loro Neufelden-Trieste, ispirato dalla storia del Paris-Brest ma che del dolce francese non ha nulla a che fare, è un cavolfiore austriaco con acciughe. In due antipasti “veloci” mettono assieme burrata, foglie di rafano, zafferano, fiori di sambuco, acqua di pomodoro, fiori viola di erba cipollina e siero di mozzarella in due piatti distinti pure bellissimi. Per ultimo tentano la mediterraneizzazione di un black pudding di tarda primavera con il risultato di un piatto godurioso e strepitoso, che di Mediterraneo di per sé ha solo alcuni ingredienti, ma è una curiosa delocalizzazione di un piatto “alla Rachingers” già buono che si rivela buono anche in trasferta con altri ingredienti, e forse lo è ancora di più. Lardo, testa e sangue di maiale in boudin noir piastrato, crema all’aglio, aglio nero confit, ciliegie all’origano e un latticino ibrido di nuova generazione (generato per l’occasione): l’unione tra lo stagionato upperaustriaco Voralberg e la cilentissima Mozzarella di Bufala, che completa l’unione di elementi.

Neufelden-Trieste de “The Rachingers”

Sempre interessante LSDM, sia che la “M” stia Mozzarella che per Mediterraneo.

 

 

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FESTA IN PIAZZA A SALINA

Testo e foto della Redazione Cook_inc.

 

Mare cristallino e calette tranquille, cappereti e vigneti, stradine tortuose e piccole botteghe, hotel di charme e locali in piazza. Tutto questo lo potete trovare a Salina, l’isola eolina che il 30 giugno e il 1 luglio ospiterà due giorni di festa per dare il via alla seconda stagione della Pizzeria Franco Manca di Giuseppe Mascoli, l’unica fuori dal Regno Unito. Una vera e propria Festa in Piazza organizzata da Italia Cibum Projects che vuole celebrare le eccellenze locali con sapori isolani e ospiti da tutta Italia.

Main sponsor dell’evento è Ferrarelle, protagonista non solo con l’offerta delle acque minerali in bottiglia del gruppo Ferrarelle SpA, ma anche come ingrediente degli impasti proposti per la serata, grazie alle sue bollicine certificate 100% effervescenti naturali e al suo buon contenuto di bicarbonato che impreziosiscono la lievitazione. Prezioso anche il supporto dell’Hotel Signum, elegante struttura che offre ospitalità di charme a Salina. A un anno dall’apertura italiana di Franco Manca – la celebre catena di pizzerie londinesi che ha scelto l’isola siciliana di Salina come unica sede italiana – il patron Giuseppe Mascoli ha deciso di celebrare il primo compleanno con una festa all’insegna di pizza, panini e prodotti tipicamente eoliani e siciliani coinvolgendo chef, produttori locali, artigiani siciliani e non. Sabato dalle 18 fino a tarda sera e domenica dalle 12 alle 15, la Festa in Piazza sarà un’occasione per degustare ma anche per conoscere i protagonisti della serata che racconteranno la loro storia e cosa c’è dietro alle loro proposte.

Oltre alle pizze realizzate dai pizzaioli di Franco Manca – Pascual Campus e Sebastiano Campisi di Franco Manca UK, Fortunato Anastasi e Hamza L. Mselek di stanza in Sicilia – ci saranno quelle di Ciro Oliva che a Napoli, con il locale di famiglia Concettina ai Tre Santi, ha fatto diventare il popolare rione Sanità una meta gastronomica in grande fermento. Due le pizze fritte che Ciro preparerà a Salina ispirandosi ai sapori locali: quella con ricotta di pecora siciliana fresca, alici sott’olio, limoni di Salina, pepe e basilico e quella con conserva di pomodoro cotta al forno a legna, limoni siciliani, olive nere e capperi, con basilico pepe, provola affumicata. Anche Martina Caruso, giovane e apprezzatissima chef del Signum – il ristorante 1 stella Michelin dell’omonimo hotel di Salina – proporrà una pizza: l’Eoliana, ispirata alla tipica insalata isolana e condita con pomodori del Piennolo, patate, cipolle rosse, mozzarella, olive nere di Nocellara del Belice e menta fresca, creata per Franco Manca in occasione dei 10 anni di attività.

A sfornare pani e panini ci saranno due grandi maestri panificatori: Francesco Arena da Messina – dove lavora al panificio di famiglia Masino Arena –, che per l’occasione ha creato il panino gourmet Nebrodi-Eolie in più morsi a base di farina di grani antichi siciliani (russello) con porchetta di Suino Nero dei Nebrodi, cipolla caramellata, foglie di capperi di Salina e salse, e Davide Longoni dell’omonimo panificio di Milano, che porterà sull’isola un pane di grani antichi siciliani ripieno di panzanella con verdure degli orti di Salina. Per dessert, invece, ci sarà la famosa granita del bar Da Alfredo, tappa gastronomica imprescindibile sull’isola. La sede dell’evento sarà la pizzeria Franco Manca, situata nella piazza all’interno della zona pedonale del grazioso borgo di Lingua, con posti a sedere all’aperto e una vista incantevole sul mare delle Eolie.

Ma la Festa in Piazza sarà anche l’occasione – per tutti coloro che vorranno venire a festeggiare sull’isola per godere della sua bellezza e dei cibi proposti – per scoprire i prodotti locali più interessanti come i capperi di Salina Presidio SlowFood, la Malvasia e i vini ancestrali di Mascoli e Caravaglio. Giuseppe Mascoli infatti, innamoratosi di Salina, non solo ha deciso di aprire proprio sull’isola la prima sede della sua fortunata catena fuori dal Regno Unito ma ha anche avviato un progetto di agricoltura biologica e iniziato a produrre vino naturale in anfora. “Ho scelto Salina perché me ne sono innamorato anni fa, quando stavo cercando il cappero perfetto per le mie pizze. È un’isola produttiva, con una popolazione attiva e una biodiversità incredibile”, che passa per le foreste di castagni a 1000 metri di altezza, i corbezzoli, le ginestre o i caprifogli alle pendici dei monti. “Salina a mio avviso dovrebbe uscire dall’Unesco, che spesso trasforma i luoghi in una sorta di Disneyland dove gli abitanti si riducono a vendere cartoline. Quest’isola è differente e non si merita questa fine. Così, il sogno rimasto nel cassetto per anni, oggi è il mio contributo a Salina”.

 

Come partecipare a Festa in Piazza:
La manifestazione è aperta a tutti, con consumazione. Il biglietto da 15€, acquistabile in loco, comprende una bevanda a scelta tra vino e birra, un lievitato (pizza o panuozzo) e la granita di Alfredo. Non è richiesta prenotazione.

Hotel suggeriti per chi vuole pernottare a Salina:

 

Hotel Signum www.hotelsignum.it

Capofaro www.capofaro.it

I Cinque Balconi www.icinquebalconi.it

A Cannata www.hotelacannata.it

 

Organizzazione: ItaliaCibum Projects www.italiacibum.it

Ufficio Stampa:
Tania Mauri – 335.8177772   m00139@gmail.com

Luciana Squadrilli – 392.1676178 luciana.squadrilli@gmail.com